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Mal dell’Esca

Ciao cari amici Wine lovers,

siamo in estate inoltrata ed il PaperCigno si guarda attorno perplesso… come me avrete sicuramente notato anche voi, durante le vostre passeggiate tra i vigneti, parecchie viti che presentano tralci e foglie con parti clorotiche anche importanti. Quelle viti soffrono del cosiddetto Mal dell’Esca, una patologia nota da tempo, molto complessa, che colpisce tutte le viti ma soprattutto alcune varietà più sensibili quali Merlot e Cabernet e purtroppo anche il nostro amato Glera che ci darà il festoso Prosecco Superiore.

I sintomi sono evidenti, tipici e iniziano dalle foglie basali dei tralci dove si notano macchie irregolari necrotiche che lasciano in genere le nervature principali verdi; con il susseguirsi della stagione estiva tali macchie arrossiscono e necrotizzano ulteriormente fino a seccarsi con il conseguente deperimento della pianta.

Gli agenti patogeni causanti il Mal dell’Esca sono dei funghi che vengono trasmessi da vite a vite tramite la potatura secca invernale. Tali funghi con il tempo occludono parzialmente i vasi linfatici del legno non permettendo il flusso regolare dell’acqua e della linfa in cui sono disciolti i nutrienti che dalle radici vengono trasportati alla parte aerea della pianta. Ne deriva, specialmente in annate piovose come queste con rigogliose vegetazioni e conseguente richiesta di altrettanto abbondanti nutrienti, che questi ultimi a causa dei vasi parzialmente chiusi non siano sufficientemente disponibili creando uno scompenso nutritivo importante. In parole povere immaginiamo un tubo irrigatore parzialmente chiuso che non riesca a far passare l’acqua necessaria a bagnare il nostro orticello… Purtroppo, perderemo sicuramente qualche ortaggio.

Non esistono rimedi sicuri per questa malattia, cerchiamo di prevenirla con buone pratiche agronomiche, in primis non facendo tagli importanti in potatura invernale per non favorire l’ingresso degli agenti patogeni all’interno del fusto. Qualora i tagli fossero necessari è buona norma cercare di cicatrizzare la ferita. Ulteriore attenzione è individuare le piante malate segnalandole con dei nastri per poterle potare successivamente a parte asportando dalla vigna i tralci secchi e bruciandoli così da non trasmettere il patogeno: in questo caso però purtroppo i sintomi sono latenti e diventano evidenti dopo due o tre anni di incubazione della malattia stessa per cui qualche pianta malata potrà essere potata insieme alle sane. Buoni risultati si ottengono anche con la pratica della capitozzatura o taglio di ritorno che consiste nell’eliminare parte della marza infetta fino a che non si trova legno sano senza vasi occlusi e allevando successivamente un tralcio che sicuramente la pianta ricaccerà e che fungerà da marza futura. Qualora la parte infetta avesse raggiunto il colletto, che altro non è che la parte subito sopra l’innesto, la vite andrà sostituita.

Purtroppo, non essendoci rimedi, bisogna convivere con questa patologia cercando di mettere in pratica le note precedentemente descritte.

 

“Alcune viti crescono nel terreno sbagliato, altre si ammalano prima della vendemmia e altre ancora sono rovinate da un cattivo viticoltore. Non tutta l’uva fa il vino buono.”

(Wilbur Smith, scrittore)