Il PaperCigno Goloso vi presenta la “Pinsa Veneta”

 

La Pinza, in dialetto “Pinsa“, è un dolce tipico veneto e si prepara prevalentemente in occasione della Festa dell’Epifania. Definito dolce rustico per la semplicità dei suoi ingredienti, quali: farina bianca e gialla di mais mescolate insieme, uova, lievito e infine poco zucchero, poiché all’epoca era un ingrediente difficilmente reperibile. Poi, a seconda delle zone, si aggiungevano: noci, fichi secchi, uva passa, pinoli e anche qualche seme di finocchio.

Al giorno d’oggi esistono sicuramente varianti molto più ricche della classica ricetta contadina. La tradizione veneta vuole che la Pinza si mangi la sera del 5 gennaio, in occasione dei falò propiziatori dove si brucia la “vecia”, cantando e accompagnandola al vin brulè🥧🍷
Si pensa che questo rito pagano del fuoco risalga all’epoca pre-cristiana, in uso nel popolo Celtico, dove si bruciava un fantoccio che rappresentava il passato. Inoltre, sempre secondo la tradizione, la direzione del fumo e delle faville del presagiva se l’annata a venire fosse più o meno prospera, ma di questo il PaperCigno ha dedicato un precedente numero. Curiosate amici Wine Lovers… curiosate (Eco del PaperCigno nr 1/2016).

Ricetta per la Pinza Veneta: 

Ingredienti:
200 g farina gialla per polenta
100 g farina bianca
100 g zucchero
1 L latte
60 g fichi secchi
40 g pinoli
60 g uva passa
80 ml di grappa
100 g burro
semi di finocchio a piacere
Preparazione: Mettete a bagno l’uvetta nella grappa. Portate ad ebollizione il latte ed aggiungete la farina da polenta cuocendola per 20 minuti, aiutatevi con una frusta affinché non si creino dei grumi. Aggiungete il burro e i semi di finocchio e amalgamate il tutto; aggiungete poi quindi lo zucchero.
Appena si sarà intiepidito il tutto aggiungete: uva passa, pinoli e i fichi secchi, precedentemente tagliati a pezzettini. Aggiungete la farina bianca ed il lievito assicurandovi di amalgamare bene il tutto. Versate quindi l’impasto ottenuto su una teglia livellandolo per bene ed infornate per circa un ora e mezza alla temperatura di 170°C.
Lasciate raffreddare e se ci riuscite mangiatela dopo 48 ore di riposo, sarebbe ideale infatti farla riposare per due giorni.

Vennero recate in giro grosse torte;
si cominciò allora a bere vino dolce
e a pronunciare discorsi.
Thomas Mann scrittore e saggista (1875-1955) Premio Nobel 1929

 

Eco del PaperCigno nr 1 anno 2021